Cina 1^ parte. Il riso che abbonda, alla scoperta di una “nuova” Cina.

Con la partenza mi son reso conto che basta veramente poco perché le nostre vite cambino a seconda delle decisioni che prendiamo. Tutti i legami, gli affetti, fanno parte della realtà che noi stessi giorno per giorno ci creiamo. Esserne consapevoli è già un vantaggio.

Nella periferie di Shanghai esce un raggio di sole quasi ad indicarmi la via però il vento che soffia da ovest cerca di farmi restare e per me rappresentano rispettivamente il senso di liberazione, la felicità, la giusta via e l’attrito dei legami, le abitudini, gli affetti e le paure.

All’altezza di Honqiao mi fermo a consultare il GPS ed un poliziotto in divisa con i distintivi strappati che sembra più perso di me mi chiede dove sto andando ed io rispondo “hui jia” torno a casa in cinese. Mi fa cenno con la testa, mi dice ‘ok’ e corre verso la volante che lo aspetta.

Incontro un gruppo di ciclisti pensionati del Hebei, due uomini e tre donne. Il più giovane 55 anni e la più anziana 66. A pranzo ci fermiamo in un noodle shop nella zona di Wuzhen, villaggio sull’acqua, e la più anziana dopo aver mangiato si infila nella borsa più fazzoletti che può presi dal ristorante. La più giovane invece si riempie lo zaino di fave prese da un campo lungo la strada e penso a quanto poco basterebbe per risparmiare anche un pasto al giorno.

A Jiaxing mi faccio ospitare da Allan tramite Warmshowers, il Couchsurfing per i cicloviaggiatori. Si è sposato in bicicletta ed ora la moglie è incinta. Ha percorso le strade del Tibet in bici. Mi parla dei suoi viaggi futuri con molto entusiasmo e anche un po’ di dubbio perché ora che la moglie è incinta non può proprio prevedere quando avrà ancora l’occasione di inforcare una strada in bicicletta. Mi mostra dove gli piacerebbe andare. Io gli mostro su google Earth dov’è la mia casa in Veneto e lui ingrandendo la mappa dell’Italia per dare uno sguardo generale, all’altezza della Sicilia mi chiede “ma qui perché non c’e’ un ponte?”

A cena il più anziano si riempie due ciotole per il riso di acqua calda bollente e la sorseggia con dei màntou (pane cotto al vapore) e una pietanza a base di carne. Appena sveglio, oltre alla stanza che rimbomba per il rumore di camion, vengo svegliato dalla luce bianca del neon che si accende improvvisamente alle 5am e vedo sempre il più anziano che si mangia i suoi spaghetti emettendo il suono del risucchio.

Yiwu, China May 1st 2014

Nella periferia della città incontro un ragazzo che mi accompagna dritto in centro e dopo avermi offerto la cena con una telefonata mi fa pernottare gratis nell’albergo dell’amico.

A pranzo mi fermo in un noodle shop, vado per pagare e non vuole i soldi, oltretutto mi porge una bottiglietta d’acqua e mi dice ‘tieni questa è fresca’. La sera una signora su di uno scooter elettrico mi regala due cetrioli e quattro pomodori e mi chiede se in Italia ce li abbiamo. Sono già pronto a cercare un posto dove accamparmi e mi si affianca un signore che dopo aver fatto una telefonata mi fa dormire a casa di uno studente che gli affitta l’appartamento. Zhou mi fa una sorpresa e mi dice che ci troviamo per fare probabilmente l’ultima pedalata assieme. Aspettandolo nel frattempo cerco un posto dove alloggiare. Chiedo indicazioni alla spazzina che si accorge del mio ‘mala’ (rosario buddista) e mi chiede se son buddista, le dico di si per semplificare le cose e mi porta in un posto vegetariano dietro l’angolo. Vengo accolto da inchini e rituali. All’inizio non capisco bene poi la proiezione di un uomo che parla di continuo su uno schermo mi fa capire che c’è qualche insegnamento in corso. Il mio cinese non mi permette di andare troppo a fondo, ma è proprio al mio intuito che mi affido. La ragazza che fa la volontaria mi propone di andare a fare una camminata lungo il fiume. La mia malizia mi porta a pensare che voglia baciarmi e come per sorpresa mi trovo a casa sua che è lungo il fiume per l’appunto. Mi offre del tè, ma il suo scarso inglese mi confonde, eppure il mio intuito no. Non dormo da lei, però mi aiuta ad accamparmi sul prato adiacente ad un campo da basket dietro casa sua. Scopro che siamo nati lo stesso giorno, però come quasi tutte le donne cinesi non mi vuole dire l’anno. Il mattino seguente vengo svegliato dalla sua vocina.

Il sole secco dei primi giorni mi ha già lasciato il segno della maglietta. Mi porto a presso oltre 400 km di polvere e smog che pedalare sotto una pioggia incessante per oltre 50 km non mi pesa, lava via la polvere e mi rinfresca i polmoni.

Qian Dao Hu, Zhejiang, China May 5th 2014

Pedalo attorno al lago che mi da la sensazione di una grande miniera. Strade tutte in rifacimento, il sole le cuoce e quei pochi camion che passano pensano a servirci una bella boccata di polvere. La pioggia del giorno prima mi ha inzuppato le scarpe e la catena della bici. Le scarpe si asciugano e la catena scricchiola. La sera io e Zhou ci accampiamo in un villaggio. Facciamo fatica a trovare un pezzo di terra non coltivato. Non sento neanche un motore ma solo ranocchi e l’acqua dei ruscelli che scorre. La miglior notte di sonno in tenda fino ad ora.

Huangshan, Anhui, China May 5th 2014

Mi trovo nelle Huagshan (in cinese Montagne Gialle) Tè e bamboo a perdivista. Sto per affrontare la prima e vera salita del viaggio. Mi sono abituato al peso della bici tanto che se la provo senza le borse non si presta come dovrebbe. La sua tenacia, la sua resistenza non sono valorizzate senza carico. La salita comunque è sempre la salita. Una farfalla mi sfiora e mi fa provare la sua leggerezza. Si. È la discesa !

È giunto il momento di lasciare Zhou, lui torna verso Shanghai ed io proseguo verso Ovest. Riprovo nuovamente quelle sensazioni legate agli attaccamenti, alle abitudini e non nascondo un po’ di emozione nel separarmi da lui perché non so veramente quando lo rivedrò. Dopo tre giorni con lui mi ero già abituato ad avere qualcuno al mio fianco. Zhou dopotutto è come un fratello e mi ha sempre trattato come tale. Mi fermo ad osservare un campo gremito di farfalle ed un uomo alle spalle porgendomi una bottiglietta d’acqua fresca mi ricorda che non sono mai solo.

Gouchi – 8.5.14

Scendendo dalle Huagshan scompaiono bamboo e tè e appaiono distese di campi di fiori gialli. In pianura le città si fanno più fitte e posti per accamparsi scarseggiano. Vengo fermato da un ragazzo in motocicletta, io parlo poco cinese lui poco inglese, ma il messaggio è chiaro, sono ospite a casa sua. Mi fanno sedere a capo tavola, dal lato opposto c’è suo padre. Il figliolo per attirare l’attenzione viene a sputare gli ossicini del pollo mangiucchiato proprio di fianco alla mia mano destra. Il mattino seguente mentre facciamo colazione assieme a degli studenti che incuriositi dalla mia bicicletta carica come un mulo mi guardano e ridacchiano. Salutandoci mi commuovo nel continuare a trovare così tanta ospitalità e mi dice che siamo amici per sempre e che quando avrà i soldi vorrà venire in vacanza in Italia.

Prendo il traghetto che attraversa lo Yangtze e mi preparo a pagare il biglietto di 10 Yuan, invece no sono ospite del comandante che anche lui appassionato di bici non mi fa pagare nulla. A pranzo mi fermo in un qualsiasi posto dove vedo gente attaccata ai fornelli. Il titolare tira ad indovinare la mia nazionalità nonostante il mio casco abbia il tricolore, quando all’improvviso comincio a cantare a squarciagola le prime strofe di ‘O sole mio’. Tutti i clienti mi guardano sorridendo ed il titolare senza alcun dubbio dice ‘Yi Da Li’. Ovviamente quelle due strofe son bastate a pagarmi il pasto.

Trovo alloggio in un hotel a quattro stelle, false, cinesi. Pago una ‘suite’ con salotto 80 Yuan. L’arredamento sembra recuperato da qualche ‘svuota tutto’, e mi fa pensare che è anche dove molto probabilmente hanno recuperato le quattro stelle da appiccicare dietro la reception. Dopo pochi minuti vengo assalito da adolescenti che vogliono scattarsi dei selfie con me e senza chiedere mi aiutano a portare le borse fino in camera. Scendo a cenare nel ristorante di fronte e anche qui non c’è verso di pagare.

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